Cenni storici

Sono assai numerose le testimonianze storiche che attestano l'antichissima origine dell'insediamento di Riva (Ripae oppidum).

Da alcuni toponimi si può risalire ai primi abitanti di questo territorio, che furono Celti e Liguri.

Molti reperti romani sono stati rinvenuti a testimonianza della colonizzazione di tutta la regione, e quando l'impero romano declinò, nel territorio di Riva erano estesi i possedimenti dell'abbazia di Nonantola, della Novalesa, e successivamente dell'abbazia di Vezzolano, e del monastero di San Pietro di Breme.

Il feudo di Riva, di proprietà dei conti di Biandrate fin del 1034, nell'epoca comunale fu coinvolto nella guerra tra Chieri ed Asti, città assai ricche e con un notevole traffico commerciale.

Nel 1223 Riva era assoggettata in parte ai signori di Asti, ed in parte al Comune di Chieri. Partecipò alle guerre tra i guelfi e i ghibellini astigiani e dal 1372 fu infeudata ai Savoia, con i quali partecipò a molti combattimenti, dalla calata delle truppe di Carlo VIII alla guerre contro i Lanzichenecchi nel 1515. Alla fine del 1630, nel mese di ottobre, nel castello di Riva, salvato dall'epidemia di peste, vennero firmati i preliminari dei trattati di pace tra Vittorio Amedeo I di Savoia, il cardinale Mazarino, e gli ambasciatori di Austria, Francia e Spagna.


Personaggi storici

San Domenico Savio: nasce nella frazione di Riva denominata San Giovanni il 2 aprile del 1842. Domenico è il secondo di 10 fratelli, il padre Carlo svolge l'attività di fabbro, mentre la madre è sarta. Viene battezzato nella chiesa dell'Assunta di Riva lo stesso giorno in cui nasce. Alla fine del 1843 la famiglia si trasferisce a Murialdo dove nel 1848 Domenico inizia le scuole e prende il sacramento della Comunione a Castelnuovo l'8 aprile 1849.

Nel mese di febbraio del 1853 si trasferisce con la famiglia a Mondonio, e il 2 ottobre dell'anno successivo incontra don Bosco.

Dopo qualche giorno decide di entrare nell'Oratorio di Valdocco a Torino. Rientra in famiglia a causa della sua salute e il 9 marzo 1857 muore a Mondonio.

Il 5 marzo 1950 viene beatificato a Roma, e in quell'occasione i rivesi andarono in processione portando la statua di Domenico dalla chiesa parrocchiale di Riva fino alla sua casa natale di San Giovanni. Il 12 giugno del 1954 viene proclamato Santo.


Sant'Albano

S. Albano, patrono di Riva è indicato dalle leggende come martire della legione tebea.

Questi legionari furono martirizzati nei pressi di Martigny perché si rifiutarono di obbedire all' ordine di compiere un sacrificio di cristiani prima della battaglia.

Non è possibile stabilire da quando iniziò la devozione dei rivesi al Santo.

Sicuramente nel 1100 era già vivo il culto, testimoniato da un documento del 1103 redatto nella località di S. Albano.

Il Santo Patrono viene citato negli statuti comunali del 1509 ed a lui si fa inoltre espresso riferimento nel giuramento che il Podestà era tenuto a pronunciare all' atto dell'insediamento:

"Nel nome di Cristo amen e in lode dello stesso altissimo Dio e della gloriosa Vergine Maria Sua madre e dell' illustre soldato S. Albano, patrono di questa terra di Riva, e di tutta la trionfante Curia celeste, amen."


La Leggenda

Un contadino procedeva lungo la strada con il suo carro, pieno di covoni, trainato da buoi.

La strada era molto pesante in quanto aveva piovuto a lungo, ed il carro sprofondò nel fango.

Il contadino tentò inutilmente, imprecando e ingiuriando il Signore, di spostare il carro.

Le sue bestemmie furono placate da Sant'Albano, il quale passando di lì, gli disse di staccare i buoi ormai stanchi e di attaccare al giogo i cani che seguivano il legionario.

I cani riuscirono a spostare il carro, ed alla vista di quel prodigio il contadino si inginocchiò davanti al Santo, trasformando le proprie ingiurie in preghiere.


Il Sonetto

Come narra l'antica legenda nella nostra gloriosa contrada si racconta che lungo la strada stava un carro trainato da buoi.

Col fardello di cento covoni già nel fango iniziò a sprofondare, non restando null'altro da fare il Villano blasfemo imprecò.

Fu allora che apparve vestito di lucente corazza un Romano, un Tebeo di nome Albano, che l'ingiuria dell'uomo fermò.

Tosto disse a quel contadino di staccare i buoi già stremati, di aggiogare i Suoi cani fidati a quel carro che allor si levò.

Alla vista di questo prodigio la bestemmia in preghiera si volse e quell'uomo il cappello si tolse e in ginocchio si pose ai Suoi piè.

Ancor oggi se passi in quel sito della nostra amata contrada c'è un pilone vicino alla strada, che t'invita, viandante, a sostar

E se chiedi ai Rivesi devoti della chiesa in romanico stile te la mostrano accanto al cortile di chi un tempo Albano incontrò.

Sul finire del mese di giugno torna il carro dai cani trainato e in onore del Santo Soldato ogni anno gran Festa si fa.


Strambotti

Gli strambotti sono recitati dal masè cit sul carro. Sono dedicati a vari personaggi del paese e sono in dialetto piemontese. Ve ne proponiamo alcuni.

Masè, scu(l)è e peisan

ei fas an saut a Sant'Alban
e'an libe(r)a da ogni malan,
c'an p(r)eserva da a tempesta,
che posu fè na bela festa,
e vive tui an armunia
cun 'a pas e 'aleg(r)ia!
E viva Sant'Alban an sa(r) cher!


A(r) Brigadiè

An saut special a voi dedichè
a(r) Brigadiè (Marescial) e a tutti i Carabingnè
e, ricunusent, iy present
i compliment ad tuta 'a gent,
prchè, an te si temp tan turmentà
a san bin man'tnì a tranquilità.
E viva Sant'Alban an sa(r) cher!